Home » La tentazione non viene da Dio – Gc 1,12-18

Martedì VI Tempo Ordinario Anno II

12Beato l’uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano. (Gc 1,12)

Questa lettura è densa di cose.

Di primo acchito, se leggi questo versetto puoi pensare che è qui è tutto un discorso di stoicismo.

Ci sono quelli che sopportano le tentazioni e poi ci sei forse tu che invece non ce la fai, cadi, sbagli e vabbè non possiamo farci niente, è andata così.

Questa tendenza è insita dentro di noi. Pensare che il cristianesimo sia tutto un processo di accettazione delle cose sbagliate che ci capitano.

Allora a differenza di chi non crede, noi abbiamo una speranza, che le tentazioni, ovvero quelle cose a cui non riusciamo a rinunciare per nessun motivo al mondo, sono la maniera che Dio ha per metterci alla prova, per vedere se resistiamo, se siamo dei “veri” cristiani.

Ovviamente tutta questa lettura è un tantino fuorviante.

Perché è vero che ci sono tantissime persone che hanno parecchia forza di volontà, ma come la mettiamo con tutto il resto del mondo che ci si mette, e sta lì a desiderare di non guardare più pornografia ma non ce la fa? Ci si mette a non giocarsi lo stipendio alle slot il giorno in cui lo riceve ma non ce la fa? Ci si mette a non sentirsi con nessun’altra donna o uomo tradendo il marito, ma non ce la fa?

Nessuno, a meno di rare eccezioni, desidera per sé stesso l’autodistruzione. Eppure tante volte ti ritrovi che ci sono cose che sai perfettamente che sono sbagliate, ma le fai comunque.

Qui chi è beato? Cioè chi è il felice veramente? Quello che si sforza e cerca di non sbagliare? Una vita in rimessa?

Menomale anche oggi non ho fatto quell’errore.

È veramente replicabile una vita dove lo scopo principale della giornata è quella di non cadere?

Chi “sopporta” la tentazione è beato, è benedetto, perché significa che sta nella giusta relazione con Dio.

Mi spiego meglio.

Qui il sopportare non è inteso come “vabbè mi dispiace ti è toccato questo, ora lo sopporti”, no.

Qui si parla di essere pazienti sotto qualcosa, di tenere duro difronte a qualcuno o qualcosa, ma perché?

Immagina che devi preparati per una gara importante e tutte le volte che ti alleni non fai mai quello sforzo in più che ti permette di avere una crescita muscolare. Ogni volta che senti fatica, ti fermi.

Come arriverai a quella gara?

Senza forze.

Perché puoi fare uno sforzo in allenamento? Perché sei sicuro che c’è la ricompensa della crescita dei tuoi muscoli, della possibilità di vincere quella gara.

Capisci che lo scopo per cui tieni duro fa tutta la differenza del mondo? Se non vuoi fare la maratona, sarà difficile per te andarti allenare tutti i giorni per preparati a qualcosa che non vuoi fare.

Lo scopo di tutto questo è la relazione con Dio. No il rapporto subordinato di un Dio che gioca e scherza con te e tu devi “accettare” senza riserve.

C’è la corona della vita come premio, che non è roba solo dell’altro mondo. Non è la consolazione degli sfigati. È il vivere bene qui sulla terra. Perché?

Perché chi segue i paletti dei comandamenti, non come sforzo, ma perché ha capito che sono come le strisce sull’asfalto, che superate quelle si fa fuori strada, e se va fuori strada il rischio di fare l’incidente e morire ci sta, vive la vita con una corona in testa, da re. Ma la vive oggi la vita con un corona in testa.

13Nessuno, quando è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato al male ed egli non tenta nessuno. 14Ciascuno piuttosto è tentato dalle proprie passioni, che lo attraggono e lo seducono; 15poi le passioni concepiscono e generano il peccato, e il peccato, una volta commesso, produce la morte. (Gc 1,13-15)

Perché tutto questo discorso? Perché alla fine della fiera quando sei tentato, cioè quella cosa che percepisci che ti fa stare a un millimetro da qualcosa che ti fa male, puoi dare la colpa a Dio. La frase più ricorrente è:

Perché mi è successo? Cosa vuole Dio da me?

Giacomo vuole fare chiarezza. Questa frase non ha senso. Ma questo è normale, perché abbiamo costantemente bisogno di trovare un capro espiatorio a tutti i nostri errori.

Se sei nervosa è perché qualcuno ti ha fatto innervosire. Se hai avuto uno scatto d’ira, indovina un po’? Se quella persona non ti avesse detto quella cosa, tu mai gli avresti sbroccato.

Tu sei il monaco zen che vive dentro un eremo, un tempio isolato e poi mannaggia ci sono 8 miliardi di persone che vogliono interferire con la tua pace. La colpa è la loro.

Invece arriva Giacomo e va al cuore del problema.

No, lascia perde, Dio non c’entra nulla. Se non ti sei preso cura della tua relazione e ad ogni momento di aridità nella coppia sei andato per altri canali, poi hai trovato, quello, quella, ti ci sei scritto, e ora hai fatto il botto, la colpa non è di Dio.

Abbiamo tutti dentro di noi un impulso naturale che è comune della nostra fragilità. Non è una cosa brutta, è una cosa bella. Perché? Perché quelli che sono i limiti della nostra intelligenza, del nostro corpo, sono fonte di creatività.

Se avete mai fatto un gioco con i trucchi, le soluzioni, soldi infiniti, non è divertente. Immagina di giocare a Monopoli e hai 100.000 milioni. Ti puoi comprare tutto quello che vuoi. Ammazza oh, divertente eh!

Non c’è più gusto.

La fragilità, il limite, stimola la creatività. Il tutto e immediato appiattisce. Non ti fa pensare.

Però il limite è supportato da una forte dose di libertà. Perché facciamo i conti con il nostro cuore che può desiderare cose grandi, enormi, cose impensabili, ma anche andare verso cose veramente meschine, piccole.

In che direzione va il tuo cuore? Il contesto dove vivi influenza e direziona la direzione del tuo cuore. Certamente.

Il vero problema è che quando facciamo cose piccole e umilianti cominciamo a scandalizzarci di noi stessi. Perché? Perché pensiamo che non abbiamo più soluzioni. Il futuro? Uguale al passato, pieno di cadute.

Ma i miei e i tuoi desideri non sono la causa dei nostri problemi.

Bisogna vedere se nella tua libertà dici sì o no al bel panorama che ti presentano quei desideri. In quel momento c’è la morte, ovvero c’è il peccato che ci fa stare tristi, come morti.

Se non fosse così stiamo dicendo che non c’è capacità di conversione e cambiamento nell’uomo. Ma la tua psicologia, il contesto dove vivi ti condannano a fare sempre gli stessi errori.

No. Dice un salmo difronte alla gente che compie azioni cattive: Meditano iniquità, attuano le loro trame: un baratro è l’uomo e il suo cuore un abisso. (Sal 63,7)

Il nostro cuore è un abisso. Lo conosciamo solo dopo i nostri errori. Dopo i peccati. E non lo conosciamo per poterlo cominciare ad accusare, che dovevi comportarti in un altra maniera e non l’hai fatto neanche questa volta. No, è l‘occasione che Dio ha di poterti parlare, di entrare in relazione con te.

Solo quando prendi contatto con quelle povertà.

16Non ingannatevi, fratelli miei carissimi; 17ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento. 18Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature. (Gc 1,16-18)

Allora non farti sedurre, non farti ingannare, non farti fregare. Ogni errore, peccato, mancanza, sbaglio non è occasione per martoriarsi.

C’è un dono, che è quello che scende dall’alto, perché non è qualcosa di umano. È il dono che ti riabilita come uomo o come donna. Le cose belle scendono dall’alto.

Di fronte alla nostra concupiscenza, al nostro desiderare cose enormi e cose piccolissime, non c’è la parola FINE. C’è un dono che scende dall’alto, che bisogna prendere.

Per prenderlo c’è bisogno di guardare in alto.

E come si fa a guardare in alto? Lo dice Giacomo.

Se viviamo in questo contesto ostile, che direziona il nostro cuore verso azioni cattive, non sarà a forza di leggi e martellate che lo rimettiamo sul giusto sentiero.

Saremo rigenerati per mezzo della parola di verità. E qual è? La predicazione, la catechesi, il Vangelo. Cosa ti rigenera? Che viene proclamata una Parola, ascolti una catechesi che rigenera, cioè ricostituisce parti di un organismo, del tuo cuore, leso o perduto.

Ascoltare il Vangelo ci fa diventare delle primizie. Le primizie erano le offerte che venivano fatte a Dio di tutto il raccolto.

Finalmente il tuo cuore non va più in mille direzioni diverse e non sai come controllarlo, ma diventi una primizia, uno che tutto si dona, che tutto va verso una direzione, che tutto ama e non solo una parte. Non che la mattina ti doni, poi a pranzo hai fame e non ti doni più, il pomeriggio così e così e poi la sera ami di nuovo. Tutto.

L’ascolto del Vangelo rigenera, per diventare integralmente, tutto, un cuore che va verso una direzione ben precisa.