Home » La vera volontà di Dio – Gc 4,13-17

Mercoledì VII Tempo Ordinario Anno II

13E ora a voi, che dite: «Oggi o domani andremo nella tal città e vi passeremo un anno e faremo affari e guadagni», 14mentre non sapete quale sarà domani la vostra vita! Siete come vapore che appare per un istante e poi scompare. 15Dovreste dire invece: «Se il Signore vorrà, vivremo e faremo questo o quello». (Gc 4,13-15)

A chi sta parlando Giacomo? Ai mercanti.

E a noi cosa interessa? Questa parola è solo per quelli che si sono aperti la partita IVA?

Il suo attacco è diretto a tutte le persone che determinano: la partenza, la sosta e il profitto.

Che significa?

Un mercante perché guadagna? Perché vuole fare soldi.

Perché vuole fare soldi? Per cercare di condurre una vita dignitosa. Però c’è anche il caso di chi non ha una reale necessità di guadagnare tanti soldi, ma comunque si ingegna per avere dei profitti.

Perché alla fine sia che ci servono, sia che non ci servono pianifichiamo nei minimi dettagli ciò che determina l’entrata dei soldi nelle nostre tasche?

Per quello che si chiama “effetto IKEA“.

Perciò quello che tu fai con le tue mani, che è frutto della tua intelligenza e furbizia, dà la sensazione di stare in controllo.

Il punto di avere soldi sì o no, è tutto un problema di controllare la realtà.

Chi pensa di poter controllare gli eventi della vita si sente onnipotente. L’esempio più classico è quello degli scommettitori.

Se l’esito dell’evento su cui hanno scommesso coincide con la loro previsione il loro cervello cervello si convince che è stato lo scommettitore a manipolare gli eventi.

Così succede anche noi.

Entri in una relazione. Come sei messo? È il caso di entrare in questa relazione? Interferisce con il tuo lavoro? Interferisce con i tuoi studi? Ti limita? La partenza.

Una volta che ti sei fatto forza e hai cominciato, ti permette di vivere una stabilità? Ti crea un abitudine che non ti sconvolga troppo? A lungo termine rientra nei tuoi piani? La sosta.

Conviene? Il profitto.

Con un piccolissimo problema, che forse la partenza e l sosta è giusto fare quel tipo di calcoli, riguardo il profitto la cosa è un po’ fuorviante.

Se dovessimo fare solo le cose che ci danno un profitto immediato, vivremmo la vita di frustrazioni e basta.

E infatti…

La verità è che in tutto questo processo che è molto umano, manca Dio. Dio scompare. Diventa come il parmigiano sulla pasta, che se lo nomini ogni tanto allora ti senti più tranquillo, ma all’atto pratico non c’entra assolutamente nulla con le scelte che hai fatto.

Allora dice Giacomo, com’è la maniera corretta di programmare la nostra vita?

Se il Signore vuole

Ce la portiamo a casa così? È così semplice?

Abbiamo fatto di questo “Se il Signore vuole” un taglia discussioni, per non metterci in discussione. Qualcuno incalza su alcune decisioni sbagliate che stai prendendo, non sai come rispondere ed ecco lì pronto all’occasione un bel: se il Signore vuole.

Questa frase è diventato il tappabuchi per eccellenza.

Dove non arrivi, una bella spruzzatina di: Se il Signore vuole e passa la paura.

Ma cosa intende Giacomo? Questo non è fatalismo.

Il problema non è che dobbiamo rimanere fermi e Dio deve fare tutto o non programmare più niente.

Il punto è metterci in discussione continuamente.

Possiamo avere tutte le buone intenzioni del mondo, ma se Dio parla con i fatti e i fatti sono cose che accadono nella realtà, quegli eventi devono metterci in discussione.

Invece siamo innamorati più delle idee che della realtà.

Perché Dio permette anche che tu sbagli. Non ti fa cadere un fulmine.

Vuoi essere qualcuno nella vita veramente? Vuoi non essere vapore? Lasciti mettere in discussione dalla vera volontà di Dio. Che è ciò che ti capita.

E se quello che ti capita va in tuo favore? Bacia per terra.

E se quello che ti capita va contro quello che pensi sia giusto? Mettiti in discussione. Quella è una Parola di Dio per te.

16Ora invece vi vantate nella vostra arroganza; ogni vanto di questo genere è iniquo. 17Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato. (Gc 4,16-17)

Insomma alla fine qual è il problema?

Che appena senti la parola “peccato” ti sale il magone sullo stomaco.

Ma in fondo che sta dicendo?

Se peccare non è una trasgressione ad una norma, come se dovessi pagare il biglietto della metro e se non lo fai paghi una multa, allora perché chi sa fare il bene e non lo compie commette peccato?

Perché tutti quelli che ci hanno servito, hanno dato il loro meglio per noi, per amarci, hanno fatto centro nella vita. Hanno centrato il bersaglio, il contrario di peccare, ovvero di mancare il bersaglio.

Perché forse devi ancora scoprire, che le doti che hai, le cose che impari, l’energia che hai non è destinata a te, ma è destinata a qualcuno che Dio ti mette davanti.

Ci sono delle persone a cui è destinata la tua creatività, la tua energia, il tuo tempo, i tuoi soldi, le tue capacità.

Privarle di tutto questo, sarebbe privarle di un diritto. Perché hanno diritto a godere delle tue qualità.

Perché bisogna farlo?

Semplicemente perché si gode nella vita. Si fa centro.

Non ci credi? Provare per credere.

Imparare, essere creativi non per mettersi soldi in tasca, ma per amare, consegnarsi a qualcuno è la fine della tua solitudine.

A questo siamo chiamati.